Connessi al mondo ma in cerca di noi

Connessi al mondo Connessi al mondo

Ritrovarsi tra emozioni, relazioni e spazi digitali

Siamo sempre connessi. Guardiamo il telefono appena svegli, lo controlliamo prima di dormire. Ci accompagna mentre studiamo, mentre aspettiamo, mentre ci sentiamo annoiati o in cerca di qualcosa. Parliamo, condividiamo, reagiamo.
Eppure, nonostante questa presenza continua, capita di sentirsi soli, distratti, lontani da sé. Il digitale è diventato uno spazio in cui costruiamo relazioni, identità e immaginari, ma anche quello in cui rischiamo di perderci, confondendo connessione e vicinanza, visibilità e autenticità.
In mezzo a like, chat e algoritmi, resta aperta una domanda semplice e scomoda:

Come stiamo davvero, dentro questo mondo sempre connesso? Che spazio resta per ascoltarci?

È una questione che riguarda tutte le età, giovani e adulti.
Ma le generazioni più giovani entrano in contatto con questi strumenti sempre prima, in una fase delicata della crescita, esponendosi precocemente a dinamiche, pressioni e rischi che non sempre siamo pronti ad affrontare.

Non sono solo sensazioni.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa un adolescente su sette convive oggi con un disturbo legato alla salute mentale, come ansia o depressione, e la metà di questi disagi emerge prima dei 18 anni. In questo scenario, smartphone, social media e piattaforme digitali aggiungono nuove e importanti sfide al benessere psichico dei giovani.
In Italia, dati MIMIT rivelano che il 94% dei minori utilizza lo smartphone ogni giorno e uno su tre anche di notte. 

Il World Mental Health Report 2024 evidenzia, che oltre un adolescente su dieci mostra segni di uso problematico dei social media, con difficoltà nel controllarne l’utilizzo e ricadute sulla vita quotidiana.
Secondo la XVI edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio di Save in Children, dal titolo Senza filtri, oltre il 42% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 e i 19 anni in Italia si è rivolto all’Intelligenza Artificiale per chiedere consigli su scelte importanti da fare che riguardavano relazioni, sentimenti, scuola, lavoro.

Ne emerge un quadro estremamente complesso, fatto di fragilità ma anche di opportunità. Il digitale può essere luogo di espressione, creatività, connessione e supporto ma anche di pressione, confronto continuo e smarrimento. È in questa ambivalenza che emozioni, relazioni e percezione di sé si costruiscono e spesso si confondono. Viviamo in tensione tra connessione e solitudine, autenticità e apparenza, autonomia e dipendenza.

E’ da qui che nasce, per noi, l’urgenza di aprire un dialogo critico con ragazzi e ragazze sul legame tra benessere mentale, fragilità emotiva e uso delle tecnologie digitali. 

Abbiamo scelto di farlo partendo dalle loro voci, dalle loro esperienze, dando spazio a pensieri, preoccupazioni, emozioni e paure, per costruire insieme quella consapevolezza capace di rendere l’uso di questi strumenti più sano ed equilibrato. 

Connessi al mondo ma in cerca di noi è un percorso didattico che accompagna a riflettere, attraverso momenti di confronto, attività pratiche e strumenti creativi, su come smartphone, social media e nuove piattaforme digitali influenzano le relazioni, le emozioni, l’immagine che abbiamo di noi stessi e i nostri comportamenti. Un’esperienza che mette in luce il paradosso di una socialità sempre connessa ma, allo stesso tempo, fragile nei legami più autentici.

Il dialogo si è aperto con un primo laboratorio che abbiamo realizzato a fine 2025 assieme a 30 studentesse e studenti dell’Istituto Canossiano di Brescia, appartenenti a tre indirizzi di studi ( Liceo delle Scienze Umane, Liceo Scientifico, Istituto Professionale) e tre anni scolastici differenti (terza, quarta e quinta). 

Questa esperienza ha fatto emergere questioni profonde e attuali: la difficoltà di esporsi in modo autentico online per paura del giudizio, una maggiore sicurezza percepita nelle interazioni mediate dallo schermo rispetto al confronto diretto, il bisogno costante di restare connessi per timore di perdersi qualcosa, la fatica nel riconoscere le maschere digitali e nel capire quando iniziano a soffocarci.

Sono emersi anche il disagio nel restare soli o nella noia, la difficoltà nel riconoscere il valore della solitudine e la tendenza a considerare la fragilità come un limite da nascondere, anziché come una dimensione naturale dell’esperienza umana.

Pensieri ed esperienze che ci hanno confermato quanto sia urgente e necessario costruire un dialogo aperto, continuo e condiviso su questi temi, capace di dare spazio alle voci dei ragazzi e delle ragazze e di accompagnarli verso una maggiore consapevolezza.

Il percorso continuerà nei prossimi mesi con una nuova edizione del laboratorio a Treviso, con l’intenzione di portare queste riflessioni anche in altri contesti e territori. Al centro resteranno l’ascolto, l’esperienza e la partecipazione attiva, come condizioni fondamentali per tornare a sentirsi connessi, non solo alla rete, ma a se stessi e agli altri.