In questi anni abbiamo progettato strumenti diversi per la formazione: mazzi di carte per dibattere di intelligenza artificiale, per parlare di come stiamo nell’era dei social, per costruire una fiaba insieme, per immaginare tecnologie che imparano dalla natura. Mettendoli in fila per una selezione da presentare, ci siamo accorti di una cosa semplice. Nessuno di questi strumenti serve a insegnare cosa pensare. Servono a creare spazi dove pensarci insieme.
Una classe ha già dentro di sé le esperienze, le parole e i disaccordi che servono. Per molto tempo siamo entrati nelle aule con l’idea di portare qualcosa che mancava. Abbiamo imparato che il lavoro più utile è un altro: dare una forma a ciò che c’è e abbassare la soglia per entrare nel discorso. Una carta con una domanda stampata sopra, come “Le stories fanno compagnia o creano distanza?” oppure “Chi decide cosa può decidere una macchina?“, non aggiunge contenuti. Toglie la paura di cominciare.