Scuola Futura Sanremo

Un laboratorio di giornalismo e comunicazione a Scuola Futura @ Sanremo Giovani, dove la musica diventa linguaggio culturale, emozione e racconto del presente.

In concomitanza con le giornate di Sanremo Giovani 2025, tra il 12 e il 15 dicembre, Scuola Futura, il campus itinerante sull’innovazione didattica promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, è approdata a Sanremo, portando la scuola dentro uno dei luoghi simbolici della cultura musicale contemporanea in Italia. Per quattro giorni, centinaia di studentesse, studenti e docenti provenienti da tutta Italia hanno animato la città, attraversandone spazi significativi e trasformandoli in ambienti di apprendimento diffuso.

Per Onde Alte è stata l’occasione di lavorare sulla musica non come semplice intrattenimento, ma come linguaggio culturale ed educativo, uno spazio vivo da osservare, ascoltare e interpretare, attraverso gli strumenti del giornalismo e della comunicazione digitale. 

È dentro questa cornice che prende forma Racconti Sonori – Dare voce alle storie, il laboratorio ideato e curato da Onde Alte. Un percorso che mette in dialogo musica, giornalismo e comunicazione contemporanea, coinvolgendo 40 studentesse e studenti provenienti da scuole diverse di tutta Italia, che a Sanremo si sono trovati a condividere per la prima volta un’esperienza di lavoro comune. Per alcuni giorni hanno lavorato come una redazione diffusa, chiamata a osservare, ascoltare e raccontare ciò che accade intorno alla musica quando questa diventa spazio di partecipazione, esperienza vissuta, incontro, passaggio.

Il cuore del laboratorio è stato il racconto dell’esordio.

Sanremo Giovani è, prima di tutto, un luogo di passaggio, il momento in cui un artista si espone per la prima volta su un palco così importante come quello di Sanremo, attraversando emozioni complesse. Paura, desiderio, attesa, tensione, orgoglio, gioia, trasformazione diventano così materia narrativa e chiave di lettura del presente. Racconti Sonori ha invitato studentesse e studenti a leggere il Festival come un organismo emotivo collettivo, in cui le storie individuali parlano anche del tempo, dei desideri e delle fragilità di una generazione.

Abbiamo così chiesto a studenti e studentesse di modificare il loro sguardo, di entrare nei panni di reporter delle emozioni e etnografi dell’esordio. Non cronisti chiamati a raccontare ciò che accade in superficie, ma esploratori attenti ai dettagli, ai gesti, ai silenzi, alle tensioni che attraversano i momenti di debutto. Uno sguardo capace di cogliere ciò che spesso sfugge alla narrazione ufficiale, per restituire un racconto più profondo e umano dell’esperienza musicale.

Il lavoro si è sviluppato attraverso interviste, momenti di esplorazione sul campo, attività pratiche e lavoro in team. Tra questi, la partecipazione a una conferenza stampa, la visita al Teatro Ariston e il confronto con professionisti che ruotano attorno al Festival hanno permesso a studenti e studentesse di osservare da vicino il funzionamento di Sanremo e i suoi diversi livelli. In questo processo hanno dovuto affinare capacità di ascolto e sensibilità nel condurre le interviste, confrontarsi con aspetti tecnici legati alle riprese video e all’uso delle attrezzature, e gestire in modo organizzato materiali e contenuti. Un lavoro che li ha portati a sperimentare linguaggi e forme contemporanee di racconto, intrecciando scrittura, immagini, suoni e video, imparando a selezionare e dare senso ai materiali raccolti in un esercizio di attenzione, sintesi e responsabilità narrativa, più che di semplice produzione di contenuti.

Il percorso è stato accompagnato da mentor esperti di Onde Alte e dal confronto con professionisti del settore come Alberto Scotti, producer, content creator e giornalista, autore per radio e TV, con un’esperienza consolidata nel racconto della musica contemporanea e Francesca Limardo, docente di Teoria della Comunicazione, Content Marketing e Digital Storytelling, Project Manager e Responsabile della comunicazione digitale per artisti e progetti di rilievo nella Fashion & Music Industry. 

Il lavoro di ogni team ha trovato forma in due racconti complementari: un articolo e un breve contenuto video per i social. A partire dal brief comune dedicato alle emozioni dell’esordio, ogni gruppo ha scelto il cuore del proprio racconto, il messaggio e le emozioni da restituire, declinandoli poi in modo coerente nei due output editoriali. Due linguaggi diversi, ma un’unica visione narrativa, capace di restituire l’esperienza dell’esordio attraverso sguardi personali e responsabili.

I racconti hanno restituito un mosaico di sguardi sull’esordio, mettendo in luce, ad esempio, l’importanza dei legami umani, la possibilità di trasformare fragilità e ferite personali in arte capace di parlare a milioni di persone, e il valore della perseveranza e della determinazione nel raggiungere i propri traguardi. Al centro, piccoli gesti e rituali, parole trattenute e momenti di passaggio difficilmente visibili nella narrazione ufficiale.

Racconti Sonori ha così trasformato Sanremo Giovani in un laboratorio di cittadinanza culturale.

La musica è diventata occasione per leggere il presente, allenare lo sguardo e imparare a raccontare il mondo con attenzione, consapevolezza e cura. Un’esperienza che ha visto studentesse e studenti affrontare la sfida con grande entusiasmo e vitalità, mettendosi in gioco con apertura e curiosità in un contesto significativo e dando spazio alla propria creatività, alla voglia di espressione e all’energia positiva che la musica sa attivare come motore di crescita e sviluppo.

NEXTGEN 27

Quando pensiamo alla vela, le prime immagini che si imprimono nella nostra mente sono il blu del mare, il vento e la salsedine sulla pelle, gli orizzonti infiniti. Ma la vela è molto più di un hobby o uno sport: è un sistema complesso fatto di calcoli, tecnologia, relazione con l’ambiente, conoscenze, decisioni da prendere e collaborazione con chi naviga insieme a noi. Proprio per questa sua multidimensionalità, la vela può diventare un potentissimo strumento educativo. Un’occasione unica per costruire e rafforzare competenze STEAM e competenze trasversali.

Imparare attraverso la vela significa imparare facendo, osservando, sperimentando.

Questo è ancor più vero nel contesto dell’America’s Cup, la competizione velica più antica e prestigiosa al mondo, simbolo di innovazione, ingegneria e visione. Dal 1851 rappresenta un punto di incontro tra sport, tecnologia e design, spingendo oltre, ad ogni edizione, i confini della ricerca e sperimentazione nautica. Ne sono un esempio gli AC75 e gli AC40, i monoscafi foiling capaci di sollevarsi sull’acqua e raggiungere velocità elevatissime, che sono espressione di una grandissima ricerca e di un elaborato processo di progettazione e design.

Nel 2027, per la prima volta nella storia, l’America’s Cup si terrà in Italia, a Napoli: un’opportunità straordinaria per il territorio, per la comunità e per le nuove generazioni, chiamate a vivere da vicino un evento di portata internazionale.

In questo scenario si inserisce NEXT GEN 27, iniziativa del Ministero dell’Istruzione e del Merito pensata per avvicinare studenti e studentesse alla vela e in particolare all’America’s Cup come esperienza culturale ed educativa.

Nell’ambito di NEXT GEN 27 abbiamo realizzato, dal 16 al 18 dicembre 2025 presso l’Istituto Tecnico Industriale Marie Curie di Napoli, il laboratorio La vela come linguaggio educativo: un percorso che ha portato la vela dentro la scuola come campo di sperimentazione diretta e pratica delle materie STEAM e come strumento interdisciplinare.

Durante il laboratorio, 23 studenti e studentesse di III e IV dell’ITI Marie Curie hanno esplorato il legame tra vela, scienza, tecnologia, storia e competenze trasversali, e hanno potuto dare il loro contributo concreto per l’elaborazione dei contenuti di un kit educativo per le scuole in grado di avvicinare i giovani all’America’s Cup e alla vela in modo creativo, coinvolgente e multidisciplinare.

In queste giornate, la scuola si è trasformata in uno spazio di sperimentazione, dove l’America’ s Cup non è stata solo raccontata, ma reinterpretata e rielaborata in chiave educativa.

I partecipanti sono stati guidati, attraverso materiali, strumenti e attività pratiche, nella scoperta della storia e dell’importanza dell’America’s Cup, del funzionamento degli AC75 e AC40, dei principi scientifici alla base della navigazione a vela e che permettono alle imbarcazioni di “volare” sull’acqua.

Storia, fisica, matematica, tecnologia e design si sono intrecciati in un percorso che ha reso visibili i legami tra discipline, mostrando come la conoscenza possa nascere dall’esperienza pratica. Anche il ruolo delle competenze trasversali è stato messo in risalto, raccontando come il problem solving, il lavoro di squadra, il pensiero strategico e la capacità di adattamento siano fondamentali nell’ambito velistico e ancor più in una competizione come l’America’s Cup.

E anche all’interno del laboratorio abbiamo adottato un approccio collaborativo, basato sul lavoro in team, che hanno consentito a ciascun gruppo di co-progettare attività e strumenti che potessero far parte del primo kit educativo della Scuola Italiana sull’America’s Cup e sulla vela. Tra gli output dei team, due si sono distinti per creatività e efficacia educativa: un kit di modellismo didattico per esplorare la vela come esperienza STEM e un gioco da tavolo educativo capace di trasformare vento, rotta e strategia in una sfida collaborativa.

Accanto a questi, sono emerse anche proposte di format narrativi e digitali, come podcast e challenge educative, che raccontano l’America’s Cup con linguaggi e format vicini alle nuove generazioni.



Con il laboratorio “La vela come linguaggio educativo” abbiamo cercato di mostrare come sia possibile immaginare nuovi paradigmi per la scuola, in cui l’apprendimento nasce dall’esplorazione, dalla collaborazione e dalla capacità di collegare saperi diversi. Guardare alla vela non solo come sport, ma come opportunità educativa, significa aprire la scuola al mondo e al futuro, trasformando eventi straordinari come l’America’s Cup in occasioni concrete di crescita, conoscenza e partecipazione.

Connessi al mondo Connessi al mondo

Ritrovarsi tra emozioni, relazioni e spazi digitali

Siamo sempre connessi. Guardiamo il telefono appena svegli, lo controlliamo prima di dormire. Ci accompagna mentre studiamo, mentre aspettiamo, mentre ci sentiamo annoiati o in cerca di qualcosa. Parliamo, condividiamo, reagiamo.
Eppure, nonostante questa presenza continua, capita di sentirsi soli, distratti, lontani da sé. Il digitale è diventato uno spazio in cui costruiamo relazioni, identità e immaginari, ma anche quello in cui rischiamo di perderci, confondendo connessione e vicinanza, visibilità e autenticità.
In mezzo a like, chat e algoritmi, resta aperta una domanda semplice e scomoda:

Come stiamo davvero, dentro questo mondo sempre connesso? Che spazio resta per ascoltarci?

È una questione che riguarda tutte le età, giovani e adulti.
Ma le generazioni più giovani entrano in contatto con questi strumenti sempre prima, in una fase delicata della crescita, esponendosi precocemente a dinamiche, pressioni e rischi che non sempre siamo pronti ad affrontare.

Non sono solo sensazioni.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa un adolescente su sette convive oggi con un disturbo legato alla salute mentale, come ansia o depressione, e la metà di questi disagi emerge prima dei 18 anni. In questo scenario, smartphone, social media e piattaforme digitali aggiungono nuove e importanti sfide al benessere psichico dei giovani.
In Italia, dati MIMIT rivelano che il 94% dei minori utilizza lo smartphone ogni giorno e uno su tre anche di notte. 

Il World Mental Health Report 2024 evidenzia, che oltre un adolescente su dieci mostra segni di uso problematico dei social media, con difficoltà nel controllarne l’utilizzo e ricadute sulla vita quotidiana.
Secondo la XVI edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio di Save in Children, dal titolo Senza filtri, oltre il 42% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 e i 19 anni in Italia si è rivolto all’Intelligenza Artificiale per chiedere consigli su scelte importanti da fare che riguardavano relazioni, sentimenti, scuola, lavoro.

Ne emerge un quadro estremamente complesso, fatto di fragilità ma anche di opportunità. Il digitale può essere luogo di espressione, creatività, connessione e supporto ma anche di pressione, confronto continuo e smarrimento. È in questa ambivalenza che emozioni, relazioni e percezione di sé si costruiscono e spesso si confondono. Viviamo in tensione tra connessione e solitudine, autenticità e apparenza, autonomia e dipendenza.

E’ da qui che nasce, per noi, l’urgenza di aprire un dialogo critico con ragazzi e ragazze sul legame tra benessere mentale, fragilità emotiva e uso delle tecnologie digitali. 

Abbiamo scelto di farlo partendo dalle loro voci, dalle loro esperienze, dando spazio a pensieri, preoccupazioni, emozioni e paure, per costruire insieme quella consapevolezza capace di rendere l’uso di questi strumenti più sano ed equilibrato. 

Connessi al mondo ma in cerca di noi è un percorso didattico che accompagna a riflettere, attraverso momenti di confronto, attività pratiche e strumenti creativi, su come smartphone, social media e nuove piattaforme digitali influenzano le relazioni, le emozioni, l’immagine che abbiamo di noi stessi e i nostri comportamenti. Un’esperienza che mette in luce il paradosso di una socialità sempre connessa ma, allo stesso tempo, fragile nei legami più autentici.

Il dialogo si è aperto con un primo laboratorio che abbiamo realizzato a fine 2025 assieme a 30 studentesse e studenti dell’Istituto Canossiano di Brescia, appartenenti a tre indirizzi di studi ( Liceo delle Scienze Umane, Liceo Scientifico, Istituto Professionale) e tre anni scolastici differenti (terza, quarta e quinta). 

Questa esperienza ha fatto emergere questioni profonde e attuali: la difficoltà di esporsi in modo autentico online per paura del giudizio, una maggiore sicurezza percepita nelle interazioni mediate dallo schermo rispetto al confronto diretto, il bisogno costante di restare connessi per timore di perdersi qualcosa, la fatica nel riconoscere le maschere digitali e nel capire quando iniziano a soffocarci.

Sono emersi anche il disagio nel restare soli o nella noia, la difficoltà nel riconoscere il valore della solitudine e la tendenza a considerare la fragilità come un limite da nascondere, anziché come una dimensione naturale dell’esperienza umana.

Pensieri ed esperienze che ci hanno confermato quanto sia urgente e necessario costruire un dialogo aperto, continuo e condiviso su questi temi, capace di dare spazio alle voci dei ragazzi e delle ragazze e di accompagnarli verso una maggiore consapevolezza.

Il percorso continuerà nei prossimi mesi con una nuova edizione del laboratorio a Treviso, con l’intenzione di portare queste riflessioni anche in altri contesti e territori. Al centro resteranno l’ascolto, l’esperienza e la partecipazione attiva, come condizioni fondamentali per tornare a sentirsi connessi, non solo alla rete, ma a se stessi e agli altri.

Come Stai

Una domanda semplice. Ma se la fai davvero, può cambiare tutto.

Nella vita quotidiana della scuola, tra verifiche, circolari e presenze, spesso manca lo spazio per fermarsi e chiedere davvero:

Come stai?

Lo chiediamo ai ragazzi e alle ragazze.
Ma anche a chi li accompagna, li guida, li guarda crescere ogni giorno.
Lo chiediamo senza aspettarci risposte immediate, perfette, ordinate.
Lo chiediamo perché ascoltare è il primo tra gli atti educativi.

Cos’è Come stai?

È una raccolta di voci, esperienze, pensieri, emozioni.
Una traccia viva e sincera di come stanno davvero le giovani generazioni.
Un progetto di ascolto e di documentazione umana, educativa, poetica.
Non è un sondaggio.
Non è una diagnosi.
Non è un’analisi statistica.
È un archivio fragile e potente che nasce per:
– accogliere le storie di chi spesso resta in silenzio
– dare voce a emozioni che non trovano posto nelle ore di lezione
– creare connessioni, consapevolezza, possibilità

Testimonianze “anonime ma pubbliche”, che potranno essere condivise in newsletter, contenuti editoriali per i social, eventi ⁠o pubblicazioni con l’obiettivo di far emergere con forza e delicatezza la realtà emotiva delle giovani generazioni e delle scuole che le abitano.

Come stai Come stai

A chi è rivolto

Studenti e studentesse della scuola secondaria di primo e secondo grado

Docenti ed educatori che vogliano essere nostri alleati e proporre questa esperienza in classe

Giovani adulti che hanno qualcosa da raccontare e cercano uno spazio dove farlo

Come funziona

  1. Compila il modulo di candidatura, puoi farlo in forma anonima o lasciando i tuoi contatti
  2. Una persona del team di Onde Alte ti contatterà, se lo desideri, per ascoltarti meglio
  3. La tua storia potrà essere semplicemente custodita oppure raccontata in forma riservata e trasformata in contenuto ispirazionale (solo con il tuo consenso)

(puoi partecipare direttamente o segnalare qualcuno da coinvolgere con delicatezza)

traiettorie tematiche di Onde Alte traiettorie tematiche di Onde Alte

Per una scuola che ascolta, trasforma e genera possibilità.

Abitiamo un tempo che non ci lascia più scegliere se cambiare. Ma solo come.
Un tempo fragile, interconnesso, imprevedibile.
In cui educare non può più voler dire semplicemente trasmettere contenuti, ma aprire spazi.
Spazi in cui imparare a stare. A sentire. A scegliere.
A restare umani mentre tutto cambia.
Nel costruire l’offerta formativa 2025/26, ci siamo posti una domanda semplice e radicale:

Qual è il compito dell’educazione oggi?

La nostra risposta non è un programma. È una visione.
Una mappa di senso, fatta di traiettorie che attraversano il presente e cercano futuro.
Una geografia educativa fatta di esperienze, linguaggi e strumenti per accompagnare studenti, studentesse e docenti in percorsi trasformativi, concreti, profondamente umani.
Queste 9 traiettorie tematiche sono il cuore della proposta formativa di Onde Alte.
Sono il nostro modo di leggere il mondo. E di abitare la scuola.
Ognuna di esse è una porta aperta. Un invito. Una possibilità.

Geografie interiori

Geografie Interiori

Parola chiave: Radici
Educazione emotiva, identità, narrazione del sé.

In un tempo di disorientamento, serve tornare a sé. Questa traiettoria propone laboratori che aiutano studenti e docenti a esplorare il proprio paesaggio interiore, a nominare le emozioni, a fare silenzio, a raccontarsi. Per rafforzare l’autoconsapevolezza, generare fiducia, costruire relazioni autentiche.

Esempio di laboratorio:
Chi saremo da grandi – Un percorso di orientamento esperienziale che aiuta ragazze e ragazzi ad ascoltarsi, a connettere passioni, attitudini e futuri possibili, partendo dalla domanda più difficile: chi sono? e chi, cosa, posso essere?

Società future

Società future

Parola chiave: Futuro
Cittadinanza globale, giustizia sociale, scenari

Per educare al cambiamento serve immaginare ciò che ancora non c’è. Questa traiettoria attiva pensiero critico e visione sistemica, offrendo strumenti per leggere il presente e progettare un futuro più giusto, partecipato, condiviso.

Esempio di laboratorio:
Civic Hack – Una sfida civica collaborativa per progettare soluzioni a problemi reali del territorio, in forma di hackathon.

Intelligenze ibride

Intelligenze ibride

Parola chiave: Ibridazione
AI literacy, making, creatività digitale

Umano e artificiale non sono più opposti.
Questa traiettoria riguarda le STEAM in modo profondo, esplora il dialogo tra mente e macchina, tra codice e pensiero, tra creatività e algoritmo. Per abitare la tecnologia in modo critico, consapevole, generativo.

Esempio di laboratorio:
Creare con l’AI – Per sperimentare gli strumenti dell’intelligenza artificiale generativa e riflettere sul loro uso etico e creativo.

Ecologie del vivente

Ecologie del vivente

Parola chiave: Cura
Clima, interdipendenza, empatia planetaria

Abitare il mondo significa riconoscerne la complessità.
Questa traiettoria accompagna studenti e docenti in un percorso di connessione con il vivente: per sentirsi parte, per agire con responsabilità, per riattivare la meraviglia.

Esempio di laboratorio:
EcoArte – Un’esperienza artistica ecologica, in cui l’ambiente diventa materia e significato, attraverso opere condivise.

Corpi politici

Corpi politici

Parola chiave: Presenza
Diritti, diversità, pluralità, convivenza, conflitti

Il corpo è spazio educativo e politico.
Questa traiettoria esplora le differenze come valore, i diritti come pratica quotidiana e il conflitto come occasione educativa. Per allenare lo sguardo all’altro, costruire convivenza e riscoprire nella parola uno strumento di presenza e trasformazione.

Esempio di laboratorio:
Voce Pubblica – Un laboratorio per progettare campagne visive su temi civici e sociali. Comunicazione attiva, consapevole, trasformativa.

Didattiche inedite

Didattiche inedite

Parola chiave: Trasformazione
Challenge-based learning, valutazione trasformativa, apprendimento attivo

Cambiare la scuola significa cambiare il modo in cui si apprende. Questa traiettoria propone laboratori basati su gioco, sfida, co-creazione, prototipazione. Per rinnovare la didattica con approcci inclusivi, dinamici e orientati al fare.

Esempio di laboratorio:
L’arte dei dati – Un percorso per trasformare numeri, tabelle e statistiche in narrazioni visive ed emozionali. Per dare forma alle informazioni e voce alla realtà.

Estetiche del mondo

Estetiche del mondo

Parola chiave: Espressione
Arte, bellezza, linguaggi visivi e performativi

L’arte come lente per guardare il mondo. Questa traiettoria esplora linguaggi simbolici, visivi, performativi e poetici come strumenti di consapevolezza, connessione, trasformazione.

Esempio di laboratorio:
Creative Gym – Photo/Music Edition – Un laboratorio per raccontare emozioni e realtà attraverso immagini, suoni e narrazioni visive. Uno spazio espressivo in cui arte e sensibilità si incontrano.

Natura come maestra

Natura come maestra

Parola chiave: Connessione
Outdoor learning, lentezza, immersione

Uscire dall’aula per tornare a respirare. Questa traiettoria valorizza la natura come spazio educativo: per osservare, rallentare, camminare. Per imparare col corpo e con i sensi. Per coltivare un’educazione viva, attenta ai silenzi e capace di custodire ciò che spesso non si dice.

Esempio di laboratorio:
Paesaggi di silenzio – Un’esperienza immersiva nella natura per esplorare ascolto, attenzione e interiorità.

Ambienti digitali e sicurezza

Ambienti digitali e sicurezza

Parola chiave: Consapevolezza
Spazi sicuri, benessere mentale, cittadinanza digitale

Viviamo immersi nello spazio digitale, ma la sua comprensione profonda resta spesso superficiale.
Troppe volte si dà per scontato che le nuove generazioni siano “nativi digitali”, mentre in realtà sanno navigare, ma non leggere. Sanno pubblicare, ma non sempre comprendere. Sanno creare, ma non necessariamente proteggersi. Dal contrasto al cyberbullismo all’educazione alle identità online, dalla prevenzione delle dipendenze da schermo alla padronanza dei linguaggi del web, dalla sicurezza dei dati alla comprensione dell’intelligenza artificiale.
Non si tratta solo di “sapere usare”, ma di abitare il digitale con pensiero critico, autonomia e umanità.

Esempio di laboratorio:
Oltre lo Schermo – Un laboratorio per navigare il mondo digitale con consapevolezza e responsabilità, affrontando rischi, sfide e possibilità dello stare online.

Per i più piccoli: una nuova alleanza educativa per Onde Alte

Un’offerta dedicata alle scuole primarie e secondarie di primo grado, in collaborazione con H-FARM Labs & Camps.

Anche i bambini e i preadolescenti vivono immersi nella complessità del mondo digitale e sociale, spesso senza avere gli strumenti per comprenderlo o abitarlo in modo consapevole.
Per questo, Onde Alte ha attivato una nuova partnership con H-FARM Labs & Camps, centro di eccellenza nazionale in ambito edutech, per portare nelle scuole primarie e secondarie di primo grado laboratori esperienziali dedicati all’esplorazione creativa e digitale.

Le esperienze proposte sono progettate per:

  • allenare le competenze trasversali (collaborazione, ascolto, problem solving)
  • stimolare la curiosità verso la tecnologia
  • fornire le basi per una digital literacy profonda, accessibile e umana

Esempi di laboratori attivabili:

  • Videogiochi, Intelligenza Artificiale e Sport
  • Robotica, creatività e Sport
  • Fare Coding, Costruire e Giocare con Minecraft
  • VR, Droni e Sport
  • Modellazione e Giochi 3d con Roblox

Alcuni dei laboratori possono essere svolti in sede scolastica, altri presso il campus H-FARM.

Come attivare un laboratorio nella tua scuola?

L’offerta formativa di Onde Alte conta numerosi laboratori per ciascuna delle traiettorie presentate. Saremmo felici di parlarne per illustrarvi tutte le possibilità.

  1. Scrivici a progetti@ondealte.com

Ti risponderemo personalmente per ascoltare il contesto della tua scuola, chiarire dubbi e valutare insieme le possibilità operative (durata, formato, numero partecipanti, location, fondi attivabili).

  1. Co-progettiamo insieme

Ogni laboratorio può essere adattato: scegliamo insieme i moduli, il livello scolastico, gli obiettivi trasversali, la logistica. Possiamo lavorare in presenza o in forma ibrida.

  1. Attiviamo e accompagniamo

Il nostro team educativo segue tutte le fasi: briefing, facilitazione, materiali, documentazione finale. 

Per le scuole è possibile utilizzare fondi PNRR, POF, Agenda Sud, fondi regionali, o attivare collaborazioni con enti locali.

Vuoi parlarne a voce? Scrivici una mail o un messaggio su Whatsapp e fissiamo un appuntamento. 

News Robotica

Il futuro ci guarda dritto negli occhi. Lo fa con lo sguardo vuoto ma curioso di un robot umanoide che apprende dalle nostre emozioni. Con le mani meccaniche che aiutano un’anziana a sollevarsi dal letto. Con sensori che leggono il linguaggio della natura meglio di noi. Ma siamo pronti a convivere e collaborare con queste intelligenze artificiali?

È da qui che parte la nostra riflessione, nei laboratori che conduciamo con ragazze e ragazzi in tutta Italia: non dalla tecnologia, ma dalle domande. E la prima è forse la più semplice e insieme la più destabilizzante: che cos’è davvero un robot?

Non solo macchine che eseguono ordini, ma sistemi programmabili che percepiscono l’ambiente, prendono decisioni (più o meno autonome) e agiscono nel mondo reale. Robot che apprendono, interagiscono, si adattano.

E soprattutto: ci costringono a ripensare cosa significa essere umani.

Neo Gamma

Dalla fabbrica alla scuola, dai fiumi ai centri di cura: i robot stanno entrando in spazi sempre più sensibili della nostra quotidianità. Non sono più solo bracci meccanici dietro una linea di montaggio, ma compagni di apprendimento, assistenti alla cura, sentinelle ambientali. In casa iniziano ad affacciarsi anche robot umanoidi, come NEOGamma, sviluppato da  1X Robotics: un assistente progettato per svolgere faccende quotidiane, apprendere dalle abitudini, interagire con chi lo circonda. I costi si abbassano, le prestazioni migliorano, la diffusione accelera. Ma insieme a queste innovazioni crescono anche le domande:

Come potrebbe cambiare la nostra concezione di relazione? Che tipo di società vogliamo costruire insieme a queste tecnologie? Quali principi, regole e valori guideranno il nostro rapporto con macchine sempre più intelligenti? Chi deciderà cosa è giusto, cosa è lecito, cosa è umano?

Siamo partiti da qui: una definizione aperta, tante domande e la consapevolezza che il futuro si sta già scrivendo nel presente. Lo abbiamo fatto attraverso due laboratori diversi per contesto, ma uniti dallo stesso orizzonte: riflettere, discutere e progettare intorno agli impatti della tecnologia nelle nostre vite.

Ragazze e ragazzi sono stati chiamati a viaggiare nel tempo, fino al 2040. Hanno esplorato scenari futuri, analizzato trasformazioni sociali e ambientali, e immaginato come la robotica potrebbe contribuire, o forse ostacolare, una società più giusta, attenta, sostenibile.

Un’esperienza concreta per dare forma, con mente e mani, a soluzioni nei campi della cura, dell’educazione e dell’ambiente.

Robo Impact Hack Cover

Robo-impact Hack: capire il presente, esplorare il domani

Laboratorio immersivo all’interno del campus itinerante di Scuola Futura, approdato a Pescara in occasione dei Campionati italiani della robotica. Ragazze e ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado, provenienti da tutta Italia, si sono confrontati su una sfida centrale: il rapporto tra robotica e relazioni umane, con un focus sulla care robotics e la robotica educativa.

Robot che assistono persone anziane o con disabilità, tutor umanoidi in grado di apprendere dalle interazioni, intelligenze artificiali capaci di riconoscere emozioni e stimolare l’apprendimento nei bambini. Un terreno complesso, dove tecnologia e umanità si intrecciano in modo sempre più profondo. Le domande emerse sono tutt’altro che banali: possiamo davvero affezionarci a un robot? Fino a che punto siamo disposti a delegare la cura a una macchina? Quale sarà il limite tra tecnologia e umanità nell’apprendimento?

Bio Hack Como 2040

BioHack Como 2040: per un futuro sostenibile

Esperienza formativa realizzata nell’ambito del progetto “Carisma e STEM per cittadini del futuro“, che ha coinvolto studenti e studentesse dell’Istituto Matilde di Canossa di Como, chiamati a immaginare robot ambientali del futuro capaci di prendersi cura del proprio territorio. Il percorso si è sviluppato attorno a quattro fragilità ambientali chiave: inquinamento delle acque, perdita di biodiversità, eventi climatici estremi, sostenibilità dei sistemi agroalimentari. Divisi in otto gruppi, i partecipanti hanno progettato eco-robot capaci di raccogliere microplastiche, monitorare la qualità dell’acqua, proteggere specie a rischio, prevenire frane e dissesti, ecc.

Ma non si è trattato solo di risposte tecniche, i prototipi sono stati il punto di partenza per un confronto profondo su etica e sostenibilità: Tecnologie come queste, pur con buone intenzioni, possono alterare l’equilibrio di un ecosistema? Fino a che punto è giusto affidare decisioni autonome a macchine artificiali, anche se ecologiche? 

Attraverso il dibattito, l’analisi critica e il future thinking, studenti e studentesse hanno attraversato un percorso in quattro tappe, esplorazione, ideazione, prototipazione, presentazione,  che li ha condotti a immaginare scenari possibili nel 2040. Ma non si sono limitati a pensare soluzioni: hanno disegnato nuove alleanze tra esseri umani e tecnologie, fondate su valori condivisi.

Perché il futuro non si prevede: si costruisce, consapevolmente e collettivamente.

I robot, in questo contesto, non sono stati protagonisti, ma strumenti per indagare ciò che davvero conta: relazioni autentiche, giustizia sociale, equilibrio ambientale.

La tecnologia è solo un mezzo. Il fine siamo noi e il mondo che scegliamo di generare.

E se c’è una bussola che può guidarci in questa traversata, sono le domande, non le certezze. Quelle che sanno aprire possibilità, svelare conflitti, generare visioni.

 

Di seguito, alcuni dei progetti sviluppati durante i due laboratori: sguardi diversi, idee in divenire, tentativi concreti di dare forma al futuro.

Legami spezzati

Teresa, una donna anziana e malata che convive con EmiVa, un robot umanoide progettato per offrire assistenza fisica e supporto emotivo. Il team ha immaginato un futuro intimo e complesso, dove la tecnologia entra nelle case e nelle relazioni, fino a ridefinirne i confini. L’anziana, ex insegnante affetta da una malattia neurodegenerativa, sviluppa con il robot un legame profondo, arrivando a sovrapporlo alla figura della figlia lontana. Lucy, come inizia a chiamarlo, diventa una presenza rassicurante, ma al tempo stesso solleva interrogativi potenti: cosa succede quando una macchina prende il posto di un affetto umano? Dove finisce il sostegno e dove inizia la sostituzione?

Il progetto invita a riflettere sul ruolo dei robot nella cura, e sulla necessità di mantenere una consapevolezza critica per non perdere il senso umano della relazione.

Legami spezzati

Meet Flamingo

Nel futuro immaginato dal team, Flamingo è un robot-assistente che affianca una maestra con disabilità motoria in una Scuola Primaria di Roma nel 2040. Ispirato a un fenicottero, Flamingo è dotato di display touch, sensori, IA e riconoscimento vocale ed emotivo: accompagna le lezioni, coinvolge i bambini con giochi educativi, gestisce la classe e aiuta fisicamente l’insegnante. Il progetto mette in scena un’alleanza tra umano e macchina che apre nuove possibilità di inclusione, ma solleva anche interrogativi cruciali: fino a che punto un robot può sostituire l’autonomia didattica di un docente? I dati raccolti dai bambini possono essere utilizzati in modo etico? E se un giorno la scuola scegliesse di sostituire la maestra con il robot, cosa resterebbe dell’educazione come relazione umana?

Meet Flamingo

N.E.L.O.

Nel 2040, le acque del Lago di Como sono profondamente cambiate: inquinamento, specie invasive, erosione e innalzamento delle temperature ne hanno compromesso l’equilibrio. Beatrice, una giovane biologa di Lenno, decide di agire progettando N.E.L.O. (Navigatore Ecologico del Lago di Origine), un robot sommergibile ispirato al pesce siluro, pensato per studiare, ripulire e ripopolare l’ecosistema. Equipaggiato con sensori ambientali, telecamere intelligenti, bracci meccanici e micro-aspiratori, N.E.L.O. è in grado di raccogliere dati, identificare le specie presenti, rimuovere microplastiche e supportare la biodiversità locale. Ma il progetto solleva anche interrogativi cruciali: affidare la cura dell’ambiente a un robot rischia di allontanare le persone dalla responsabilità ecologica? Cosa accade quando la tecnologia si sostituisce all’impegno umano?

Un’innovazione al servizio della natura che ci ricorda che la tecnologia può essere un alleato prezioso, ma da sola non può salvarci. A farlo, deve essere la nostra scelta di prenderci cura di ciò che ci circonda.

N.E.L.O.

TERRA

I sentieri sopra Como raccontano un paesaggio trasformato: frane frequenti, pini scomparsi, versanti instabili. In questo scenario fragile si muove TERRA – Tecnologia Ecologica per la Rilevazione del Rischio di Assestamento – un robot biomimetico progettato per monitorare il suolo e prevenire disastri geologici. Compatto, rettiliforme e mimetico, TERRA cammina tra radici e rocce, raccoglie dati su fratture e umidità, e invia allerte in tempo reale alle comunità locali. Ma non è solo uno strumento tecnico: educa studenti ed escursionisti, segnala percorsi sicuri e stimola una nuova consapevolezza ambientale. Elia, giovane appassionato di trekking e geologia, lo segue nei suoi percorsi come un custode del territorio, ma anche lui si interroga: quanto possiamo affidarci alle macchine per interpretare la natura? E a quale prezzo ambientale?

TERRA è una visione di futuro che unisce innovazione e responsabilità, ricordandoci che la tecnologia, per essere davvero sostenibile, deve rispettare il territorio che vuole proteggere e le comunità che lo abitano.

TERRA
Ai Art Gallery

Quali esperienze di formazione possono davvero supportare docenti e dirigenti scolastici nella transizione digitale? Quali incontri, riflessioni e confronti possono favorire lo sviluppo di fiducia, consapevolezza e senso critico nell’esplorazione delle nuove tecnologie applicate a modelli innovativi di didattica che mettono studenti e studentesse al centro nella loro crescita?  

Da queste domande, ad Aprile 2024, è nato AI ART Gallery, un progetto formativo realizzato in collaborazione con l’I.I.S. E. Duni – C. Levi di Matera, pensato per accompagnare la scuola nella scoperta e nell’uso consapevole dell’Intelligenza Artificiale in ambito didattico, con un focus su arte e cultura.

Attraverso l’approccio Challenge Based Learning (CBL) e Project Based Learning (PBL), il percorso ha esplorato il potenziale trasformativo dell’AI, non solo come strumento tecnologico, ma come leva per ripensare l’insegnamento e l’apprendimento in chiave innovativa. Queste metodologie collaborative si sono rivelate preziose per i docenti, perché favoriscono lo sviluppo di competenze tecniche, aumentano la motivazione di studenti e studentesse e stimolano la riflessione critica, l’integrazione tra teoria e pratica e la preparazione a situazioni reali di lavoro. I laboratori di AI ART Gallery sono stati pensati per estendere questi benefici a tutta la comunità educante, creando spazi di riflessione e confronto, momenti di sperimentazione pratica e crescita collettiva.

Un percorso che ha saputo unire tecnologia, arte e sensibilità umana, con un’ attenzione particolare alle implicazioni etiche, sociali ed educative delle nuove tecnologie.

Grazie alla varietà di esperienze didattiche proposte, AI ART Gallery ha permesso di:

  • esplorare nuovi strumenti digitali e scoprire le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale nei processi creativi e artistici
  • sperimentare come l’Intelligenza Artificiale può affiancare il docente e potenziare l’esperienza di apprendimento
  • ampliare la conoscenza di metodologie didattiche innovative 
  • condividere momenti di confronto e crescita in una prospettiva interdisciplinare e in spazi non convenzionali, che han saputo offrire nuovi stimoli e opportunità di rinnovamento nei docenti.

Questi sono solo alcuni degli spunti e delle riflessioni emersi dal percorso, che ha aperto spazi di ricerca e sperimentazione ancora più ampi. Il progetto ha incluso sette differenti esperienze didattiche svolte tra Aprile 2024 e Marzo 2025:

  • tre laboratori ibridi, tra incontri in presenza e sessioni online, per conoscere il mondo dell’AI applicata alla didattica.
  • tre esperienze didattiche immersive, in presenza, in luoghi suggestivi, per esplorare l’interazione uomo-natura come fonte d’ispirazione per la creazione artistica e la realizzazione di un’opera d’arte con il supporto di tecnologie innovative.
  • un grande evento culturale e formativo, dedicato alle connessioni tra arte, cultura e intelligenza artificiale.

I LABORATORI

Tre maratone digitali ibride di 20 ore ciascuna, articolate tra incontri in presenza e on-line, con momenti di riflessione collettiva e lavoro in gruppo.

Esplorare l'AI generativa

Esplorare l’AI Generativa

Dal 22 aprile al 27 giugno 2024, insieme a 130 docenti dell’I.I.S. “G.B. Pentasuglia” di Matera, abbiamo esplorato l’AI non solo come strumento, ma anche come copilota del processo artistico, capace di ampliare possibilità espressive e creative.
Oltre a fornire una base sui fondamenti dell’Intelligenza Artificiale, il laboratorio ha proposto un’esplorazione pratica di strumenti AI (sperimentando la fusione di diversi linguaggi artistici, per creare un video ispirato a un’opera letteraria o artistica) e una riflessione critica sulle implicazioni etiche e sociali, analizzandone opportunità e sfide.

Creatività senza confini

Creatività senza confini

Dal 23 aprile al 5 giugno 2024 assieme a 100 docenti dell’ I.I.S. Duni Levi di Matera, abbiamo svolto un percorso dedicato all’integrazione dell’AI Generativa nei processi creativi e nella produzione di risorse didattiche innovative, in particolar modo delle discipline artistiche e umanistiche.
Progettato secondo l’approccio Project Based Learning per favorire il coinvolgimento dei partecipanti, il laboratorio ha offerto ai docenti strumenti concreti e materiali pratici, pensati per essere replicati in aula o utilizzati favorendo nuove modalità di esplorazione e sperimentazione creativa.

Oltre i confini con la creatività generativa

Oltre i confini con la creatività generativa

Tra l’11 e il 30 Ottobre 2024 assieme a 110 docenti dell’ IIS “PITAGORA” di Rende, abbiamo esplorato come l’AI possa supportare e semplificare diversi aspetti dell’insegnamento: dalla pianificazione delle lezioni, alla generazione di contenuti didattici interattivi e coinvolgenti, da strumenti per la facilitazione all’apprendimento, al supporto ai bisogni educativi speciali, fino a strumenti di valutazione e feedback guidati dall’AI.
Un percorso con un approccio pratico che ha voluto sottolineare l’importanza di un uso consapevole e inclusivo dell’AI, ribadendo il ruolo insostituibile del docente nel guidare gli studenti, valorizzando l’aspetto umano dell’apprendimento e promuovendo un’educazione attenta alle esigenze di ciascuno.

Le esperienze didattiche immersive

Tre MABART, laboratori in presenza della durata di 20 ore ciascuno. Esperienze didattiche immersive che, grazie all’esplorazione di luoghi d’ispirazione unici e all’uso di metodologie e strumenti dialogici e trasformativi, ci hanno permesso di sperimentare come l’arte possa ampliare il nostro sguardo e connetterci con l’essenza più profonda delle cose.

MAB Eco Art

MAB ECO ART (29 – 31 agosto 2024)

L’ Ecoarte è una pratica artistica sviluppata da scienziati, filosofi e attivisti, che esplora il rapporto tra l’uomo, le altre forme di vita e le risorse naturali del pianeta, con l’obiettivo di affrontare questioni ambientali e proporre paradigmi sostenibili per il nostro mondo.

Questo è il linguaggio artistico che abbiamo scelto per il primo MABART. Un laboratorio di co-progettazione, che unisce un’esperienza formativa di Outdoor learning con l’approccio Challenge Based Learning, accompagnando i partecipanti in un esercizio di immaginazione creativa per dare vita a un’opera d’arte che abbraccia un’etica ecologica di tutela e cura dell’ambiente.

Cinquanta docenti e dirigenti scolastici di ogni ordine e grado si sono immersi in questa esperienza didattica per apprendere nuovi approcci, metodologie e strumenti utili ad innovare le loro pratiche didattiche. Esplorando anche come il digitale e le tecnologie innovative possano supportare e potenziare un lavoro artistico, umanistico ed espressivo, mantenendo l’insegnamento e l’apprendimento centrati sull’interazione e sull’unicità di docenti, studenti e studentesse.

La fase iniziale del percorso, dedicata all’introduzione all’Ecoarte, è stata arricchita dalla presentazione di casi studio nazionali ed internazionali, offrendo ai partecipanti spunti e ispirazioni per comprendere al meglio il linguaggio artistico, le sue diverse pratiche ed obiettivi. 

Di seguito tre casi studio di esempio:

Thomas Dambo

Thomas Dambo – The 7 Trolls and the Magical Tower

Artista danese, che si definisce “attivista dell’arte del riciclo”, nel 2011 ha lasciato il suo lavoro e ha deciso di dedicarsi come artista a perseguire la sua missione: mai più rifiuti (waste no more). Nel 2018 è stato invitato nel parco pubblico De Schorre, a Boom in Belgio. Ispirato da questo luogo e dalla sua natura, ha deciso di dedicare un’opera d’arte diffusa, in cui dei troll e una “torre magica” costruiti con legno e altri materiali di recupero animano il contesto naturale e ricordano l’importanza di rispettare e preservare il nostro Pianeta. Completa l’opera una performance di slam poetry proprio di Dambo.

Cattedrale vegetale

Giuliano Mauri – Cattedrale Vegetale (Arte Sella)

Artista italiano e figura di spicco dell’arte ambientale, Giuliano Mauri è conosciuto per le sue opere realizzate con rami e tronchi d’albero. L’uso di materiali naturali, destinati a deteriorarsi nel tempo, riflette la sua visione di un’arte effimera, in cui la natura è chiamata a completare e trasformare l’opera, instaurando un dialogo continuo con l’artista. Tra le sue creazioni più celebri vi è la Cattedrale vegetale, realizzata nel 2011 ad Arte Sella, in Val Sella (Trentino): un’imponente installazione composta da strutture intrecciate di rami che riproducono l’architettura di una navata gotica. Al loro interno sono stati piantati 80 alberi, la cui crescita progressiva è guidata e sostenuta da queste strutture, dando vita a uno spazio sacro in cui celebrare la natura e il profondo legame tra essa e l’essere umano.

Our family garden

Smirna Kulenovic – Our Family Garden

Artista e attivista bosniaca, concentra il suo lavoro sull’arte performativa e partecipativa in spazi pubblici. Nel 2021, con la performance “Our family garden” ha coinvolto 100 donne vestite di rosso, provenienti in particolare da Bosnia, Serbia e Croazia – ma anche da altri Paesi – in una camminata lungo i luoghi dove un tempo correvano le trincee della guerra nei territori dell’ex Jugoslavia. Durante il percorso, le donne hanno piantato 1000 semi di calendula, in un rituale simbolico di guarigione delle ferite che la guerra e la violenza hanno lasciato nelle persone e nel paesaggio.

La fase di Outdoor learning, svolta tra il Parco della Murgia Materana e al Pulo di Altamura nel Parco dell’Alta Murgia, ha guidato i partecipanti in una mappatura collettiva e partecipata di più luoghi naturali, intrecciando dati percettivi e conoscenze culturali del territorio. Un’esperienza di ascolto profondo per raccogliere ispirazioni, emozioni e percezioni, arricchita da attività immersive e strumenti guida che hanno saputo attivare diverse dimensioni: cognitiva, emotiva e sensoriale. Un percorso reso ancora più intenso da una serata magica di osservazione delle stelle immersi nel Parco della Murgia.

Nell’ultima fase del laboratorio, i team di lavoro hanno definito il messaggio e il concept della loro opera e infine, supportati da diversi strumenti digitali, hanno dato forma al prototipo e al racconto della loro opera di Ecoarte.

Di seguito la video sintesi dell’esperienza didattica.

Mab Ecopoesia

MAB ECO Poesia (8 – 10 ottobre 2024)

Dove finisce la parola e inizia il respiro della natura? L’Ecopoesia nasce in questo spazio, come un ponte tra l’uomo e gli ecosistemi che ci sostentano, un dialogo che ripara e ricuce. Da sempre la natura è stata una fonte privilegiata di ispirazione per la poesia, ma nell’era della crisi climatica questa voce si fa più consapevole, trasformandosi in un atto di impegno e responsabilità per la difesa dell’ambiente.

Per il secondo MABART abbiamo scelto proprio questa corrente letteraria come forma di espressione artistica. Assieme ai cinquanta docenti e dirigenti scolastici partecipanti al laboratorio abbiamo analizzato questa forma artistica lasciandoci ispirare da poeti viventi e non. Abbiamo condiviso opere e pensieri di Maria Ivana Trevisani Bach, tra le promotrici del Manifesto dell’Ecopoesia Italiana. Ci siamo lasciati guidare dalla voce limpida di Mary Oliver, poetessa conosciuta per il suo profondo legame con la natura e la sua introspezione spirituale, e dalla “rivoluzione delicata” della poetessa e saggista Chandra Candiani. Abbiamo approfondito la storia e i pensieri del filosofo, ecologista e poeta statunitense Gary Snaider definito il “poeta dell’ecologia profonda”, e ascoltato le parole di Mariangela Gualtieri, Franco Arminio e molti altri poeti, scrittori e filosofi riconducibili a questa corrente letteraria.

The Summer Day / Giorno d’Estate

Chi ha creato il mondo?
Chi ha fatto il cigno e l’orso nero?
Chi ha fatto la cavalletta?
Intendo, questa cavalletta
quella che si è buttata fuori nell’erba,
quella che sta mangiando zucchero dalla mia mano,
chi muove le sue fauci avanti e indietro invece di su e giù –
chi sta guardando con i suoi occhi enormi e complicati.
Ora alza i suoi pallidi avambracci e si lava completamente la faccia.
Ora schiocca le ali aperte e galleggia via.
Non so esattamente cosa sia una preghiera.
So come prestare attenzione, come cadere
nell’erba, come inginocchiarsi nell’erba,
come essere oziosa e benedetta, come passeggiare tra i campi,
che è quello che ho fatto tutto il giorno
Dimmi, cos’altro avrei dovuto fare?
Non tutto muore alla fine e troppo presto?
Dimmi, cosa pensi di fare
con la tua unica vita selvaggia e preziosa?

Mary Oliver, tratto dal libro House of Light (1990)

Seguendo una struttura metodologica simile a MAB Ecoarte, i partecipanti sono stati accompagnati fino alla realizzazione di una scrittura creativa con l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza di ristabilire un dialogo autentico con l’ambiente.

Ogni team, con il supporto di strumenti digitali, ha dato vita ad un’esperienza poetica multisensoriale, arricchita da immagini, suoni e video, per immergere il pubblico nell’atmosfera dell’opera.

L’esperienza outdoor si è svolta in un meraviglioso contesto naturalistico nel Parco Nazionale del Pollino, dove i partecipanti hanno potuto riconnettersi con la natura e ascoltare il proprio sentire, guidati da mappe di osservazione e strumenti didattici realizzati ad hoc, oltre che dalle letture poetiche multisensoriali dell’ospite Silvana Kuhtz e del suo collettivo.

L’esperienza outdoor si è svolta in un meraviglioso contesto naturalistico nel Parco Nazionale del Pollino, dove i partecipanti hanno potuto riconnettersi con la natura e ascoltare il proprio sentire, guidati da mappe di osservazione e strumenti didattici realizzati ad hoc, oltre che dalle letture poetiche multisensoriali dell’ospite Silvana Kuhtz e del suo collettivo.

Di seguito la video sintesi dell’esperienza didattica.

MAB Cosmofonia

MAB COSMOFONIA (20 – 22 marzo 2025)

Il terzo MAB è stato un laboratorio immersivo in cui il suono si è trasformato in un ponte tra riflessione profonda e creatività.

L’educazione all’ascolto gioca un ruolo fondamentale nell’insegnamento e nell’apprendimento: sviluppa attenzione, consapevolezza e connessione con gli altri e con il mondo. Il suono, inoltre, è un potente linguaggio artistico capace di raccontare storie ed emozioni, diventando così un mezzo di espressione e creatività.

Partendo da questi presupposti, abbiamo immaginato un’esperienza didattica che stimolasse una riflessione sull’educazione all’ascolto e offrisse strumenti pratici per integrarla a scuola.
Assieme a circa cinquanta docenti e Dirigenti scolastici di ogni ordine e grado, abbiamo esplorato il mondo del suono soffermandoci sulle vibrazioni e sui messaggi che possono portare con sé attraverso un ascolto profondo e una connessione autentica con l’ambiente. Abbiamo indagato il significato di Paesaggio sonoro (soundscape), ovvero l’insieme di suoni che caratterizzano un luogo, e la Cosmofonia, quella vasta gamma di suoni presenti nell’universo, invitando i partecipanti a riflettere sulla nostra relazione con il mondo vivente e sulle connessioni (o ri-connessioni) tra l’uomo, la natura e il cosmo.

La Riserva Naturale di Torre Guaceto è stata un luogo di ispirazione straordinario per la nostra attività di Outdoor learning, durante la quale i partecipanti hanno potuto sperimentare pratiche di ascolto profondo, mappatura e registrazione tecnica di suoni ambientali.

Lo studio e l’esplorazione dei temi sono stati arricchiti da diversi momenti di approfondimento:

  • La presentazione di casi studi di ispirazione nazionali ed internazionali per esplorare le diverse applicazioni dell’arte della composizione sonora in ambito educativo e didattico.
  • Un intervento di Caspar Henderson, scrittore e giornalista britannico che si occupa di temi legati alla scienza, all’ambiente e ai diritti umani e autore del libro Cosmofonia
  • Un’esperienza di immersione profonda nel mondo del suono e della vibrazione: un viaggio sonoro guidato da esperti che, utilizzando strumenti musicali provenienti da diverse culture e tradizioni, hanno saputo evocare paesaggi sonori differenti capaci di riconnetterci con le nostre vibrazioni più profonde.

Accompagnati in un percorso di progettazione, ogni gruppo di lavoro ha inizialmente realizzato una composizione sonora con il supporto di differenti strumenti tecnologici e successivamente ha creato una mappa interattiva digitale, che combina la rappresentazione visiva di Torre Guaceto con suoni registrati e suoni d’archivio, dando vita ad un’esperienza che esplora il legame tra l’uomo la natura e il cosmo. 

MAB Cosmofonia è stato un viaggio di ascolto, scoperta e connessione. Un’esperienza che ha aperto nuove prospettive sull’educazione all’ascolto e sulla relazione tra suono, ambiente e creatività. Un punto di partenza per continuare a esplorare e sperimentare, dentro e fuori la scuola.

Di seguito la video sintesi dell’esperienza didattica.

Gallery AI

GALLERY AI (09 dicembre 2024)

Gallery AI @matera è un evento culturale e formativo curato e condotto da Massimiliano Ventimiglia, pensato per ispirare e promuovere la comprensione di come la tecnologia possa interagire con le arti e la cultura. 

L’evento si è articolato in una sessione pomeridiana con la partecipazione di circa 150 tra docenti, studenti e ospiti.

Attraverso un programma arricchito dalla partecipazione di filosofi, artisti, musicisti e scrittori, Gallery AI ha saputo stimolare riflessioni sui nuovi equilibri tra umanità e tecnologia, coinvolgendo scuole e territorio in un dialogo aperto e innovativo.

I relatori hanno affrontato diverse tematiche attraverso testimonianze e prospettive capaci di ampliare gli orizzonti dei partecipanti. 

AI e Filosofia

Il confronto si è aperto con una riflessione profonda sul significato dell’intelligenza artificiale e sul suo impatto sulla creatività e sul pensiero umano, affrontando insieme ad Andrea Colamedici – filosofo, saggista ed editore italiano impegnato nella divulgazione culturale – alcune delle domande filosofiche più cruciali. Insieme a Maura Gancitano ha fondato Tlon, una scuola di filosofia che è anche casa editrice e libreria teatro. Andrea ha offerto uno sguardo intenso e trasformativo sulla relazione tra AI e identità personale, aiutandoci a ripensare il modo in cui interpretiamo l’intelligenza artificiale e il suo ruolo nella società contemporanea.

AI e Creatività

Abbiamo poi approfondito come l’intelligenza artificiale stia espandendo il panorama artistico, introducendo nuovi strumenti e linguaggi per l’espressione creativa in diversi ambiti. 

L’intervento di Marco Savini, Fondatore e CEO di BigRock – scuola di computer grafica unica nel suo genere – e pioniere nell’uso dell’AI applicata all’animazione, è stato di grande ispirazione per comprendere come l’Intelligenza Artificiale possa trasformare il mondo della computer grafica, ridefinendo l’interazione tra tecnologia e arti visive.

Con Alex Braga, musicista, produttore e imprenditore sperimentale, abbiamo esplorato l’applicazione dell’AI alla musica,  in particolare nel campo della composizione e della performance musicale. Abbiamo scoperto come l’Intelligenza artificiale possa diventare una vera e propria componente creativa, ampliando i confini dell’espressione sonora e aprendo nuove possibilità artistiche.

L’integrazione delle nuove tecnologie nelle arti performative e nella danza è stata al centro del dialogo con Cora Gasparotti, performer, coreografa e ricercatrice in Digital Humanities. Con lei, abbiamo esplorato il potenziale dell’AI come fonte di arricchimento creativo nella costruzione di una coreografia, evidenziando il suo ruolo nell’evoluzione del linguaggio corporeo e scenico.

Infine, per concludere il nostro viaggio nell’incontro tra AI e creatività, ci siamo confrontati con Simone Arcagni, professore all’Università di Palermo, esperto di nuovi media e tecnologie, consulente, curatore e divulgatore. Grazie al suo contributo, abbiamo approfondito come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo il linguaggio cinematografico e le nuove forme di narrazione visiva.

AI e Etica

Abbiamo poi orientato il dialogo verso una riflessione critica sui risvolti etici dell’intelligenza artificiale, sui confini della tecnologia e sulle responsabilità che il suo utilizzo comporta nella società. Ad accompagnarci in questa esplorazione è stato Paolo di Paolo, scrittore di narrativa e saggistica, attento osservatore dell’impatto delle tecnologie sulla memoria culturale, con cui abbiamo discusso il complesso rapporto tra AI e futuro.

Insieme a Paolo ci siamo posti interrogativi urgenti e profondi: come riscoprire il valore della presenza in un mondo iper-tecnologico e proiettato al futuro? Come mantenere viva la dimensione della scoperta e della meraviglia in un processo che tende alla fredda automatizzazione? E, soprattutto, come preservare responsabilità e consapevolezza in un contesto in cui delegare all’AI sembra sempre più semplice ed immediato? 

Domande  tutt’altro che semplici, che però continuiamo a porci e a indagare, cercando di non restare intrappolati tra la nostalgia del passato e il timore del futuro, due forze opposte che spesso ci immobilizzano. Cerchiamo invece di comprendere come guardare alle nuove tecnologie non come una minaccia, ma come a una possibile primavera di nuove possibilità.

Le immagini dei casi citati sono di proprietà dei rispettivi autori.
Fonti delle immagini utilizzate in questa pagina:

– Cattedrale vegetale: giulianomauri.com
– The 7 Trolls and the Magical Tower: thomasdumbo.com
– Our Family Garden: tippingpoint.net

Civic hack

Gennaio 2025 segna l’inizio di un entusiasmante progetto a cui siamo orgogliosi di contribuire. “Carisma e STEM per cittadini del futuro” è un progetto selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa Sociale che, attraverso attività di Orientamento e Formazione, accompagnerà studentesse e studenti di sei Scuole Superiori Canossiane nell’esplorazione del mondo delle STEM e del loro legame con la sostenibilità ambientale.

Una solida rete di partner guidata da ENAC Ente Nazionale Canossiano ets, realizzerà diverse attività didattiche immersive per rafforzare l’alfabetizzazione scientifica, migliorare le competenze STEM e introdurre al metodo scientifico. 

Da attività di lettura di paper scientifici e Debate, a incontri con esperti, laboratori immersivi presso centri di ricerca e università, fino a incontri di Service Design e Life Coaching. Il percorso culminerà in uno spettacolo teatrale dedicato a Maria Sibylla Merian, naturalista ed esploratrice visionaria, che nel Seicento rivoluzionò lo studio degli insetti e della natura con un audace viaggio scientifico in Sud America, sfidando le convenzioni del suo tempo e rivoluzionando lo studio della natura.

E’ in questo interessante contesto che prenderanno vita, nel corso dell’anno, i nostri Civic Hackathon, un formato didattico Challenge- based, con finalità formative, imprenditoriali e sociali. Progettati secondo l’approccio del Design thinking, guidano studentesse e studenti in un percorso che, partendo dall’analisi e dallo studio di un problema complesso, li porta a ideare e prototipare soluzioni innovative.

Civic Hack Polaris Civic Hack Polaris

Gli Hackathon Civici sono un format didattico esperienziale creato nel 2018 da Onde Alte, in occasione di un tour promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, che in un anno ha toccato 26 città per affrontare le sfide sociali dell’Italia. L’iniziativa ha fatto emergere talenti e motivazioni di ragazzi e ragazze, offrendo loro strumenti concreti per partecipare attivamente al cambiamento dei territori.

Il termine Civic richiama il concetto di Innovazione Sociale e Civica, un ambito che negli ultimi anni ha orientato l’innovazione verso un impatto positivo per la collettività. La parola Hackathon, invece, descrive il metodo con cui gli studenti vengono guidati in questa esperienza, e porta in gioco il mondo della tecnologia e delle pratiche sperimentate nei poli internazionali dell’innovazione. Si tratta di una vera e propria maratona progettuale immersiva, in cui i partecipanti, divisi in gruppi di lavoro, immaginano soluzioni innovative a una sfida proposta, mettendo in gioco creatività, spirito critico e mentalità imprenditoriale, e adottando un processo iterativo e collaborativo.

Con il progetto “Carisma e STEM per cittadini del futuro”, organizzeremo 5 Hackathon Civici negli Istituti Canossiani coinvolti, per proporre soluzioni a sfide legate al tema della sostenibilità ambientale. Sarà un’occasione per sensibilizzare le nuove generazioni sulle sfide ambientali, promuovendo un approccio scientifico e concreto alla sostenibilità. Gli Hackathon civici permetteranno a studenti e studentesse di esplorare il legame tra scienza, tecnologia e tutela dell’ambiente, avvicinandoli alle discipline STEM e ai green jobs, fondamentali per costruire un futuro più sostenibile. Allo stesso tempo, sarà un modo per superare gli stereotipi di genere, incoraggiando ragazze e ragazzi a considerare le materie scientifiche come un percorso accessibile e ricco di possibilità.

L’obiettivo dell’intervento formativo è la trasformazione degli studenti e delle studentesse in futuri innovatori sociali o ‘civic hackers’. Grazie ad un percorso guidato e supportato da strumenti specifici, verranno stimolate competenze chiave come la creatività, il pensiero critico e la collaborazione, con l’obiettivo finale di formare cittadini consapevoli e attivi nel cambiamento della società.

Fondo per la repubblica digitale

Il Fondo per la Repubblica Digitale è una partnership tra pubblico e privato sociale (Governo e Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio – Acri), che si muove nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR e dal PNC ed è alimentato da versamenti delle Fondazioni di origine bancaria, alle quali viene riconosciuto un credito di imposta. Il Fondo seleziona e sostiene progetti di formazione e inclusione digitale per diversi target della popolazione come NEET, donne, disoccupati e inoccupati, lavoratori a rischio disoccupazione causa dell’automazione, dipendenti, collaboratori e volontari degli enti dell’economia sociale, studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado e persone detenute. L’obiettivo è valutare l’impatto dei progetti formativi sostenuti e replicare su scala più vasta quelli ritenuti più efficaci in modo tale da offrire le migliori pratiche al Governo affinché possa utilizzarle nella definizione di future politiche nazionali.

Data Art

Il 25 novembre 2024, presso l’aula magna del Liceo Artistico Mazara di Sulmona (AQ), nell’ambito del progetto “Mountain of Data“, coordinati dall’Istituto Superiore di Istruzione Ovidio di Sulmona (AQ), si è tenuto “Mountain of Data Art”, un laboratorio formativo curato da Onde Alte. L’incontro ha visto la partecipazione di docenti e dirigenti scolastici interessati a scoprire come la visualizzazione dei dati e la Data Art possano rivoluzionare la didattica, rendendola più coinvolgente, interdisciplinare e accessibile.

L’importanza dei dati nella didattica moderna

La giornata formativa si è aperta con una riflessione approfondita sul ruolo cruciale che i dati rivestono nella didattica contemporanea. I dati non sono semplici numeri o statistiche: rappresentano il racconto strutturato di fenomeni, processi e realtà complesse che, se adeguatamente analizzati e comunicati, possono diventare strumenti potenti per l’apprendimento. I partecipanti hanno esplorato il concetto di dato come elemento dinamico e interdisciplinare. È stata posta particolare enfasi su come i dati possano essere raccolti da diverse fonti – dalla scienza, alla storia, fino alle esperienze quotidiane – e trasformati in risorse didattiche che stimolano curiosità e coinvolgimento.

Partendo dai principi fondamentali dell’Information Design, i docenti hanno imparato a lavorare sui dati per renderli più accessibili e comprensibili, evitando sovraccarichi cognitivi per chi li riceve. Attraverso esempi pratici e casi studio, è stato mostrato come rappresentare graficamente dati complessi in modo che raccontino una storia chiara e coinvolgente.

Questo approccio non solo semplifica la comprensione di argomenti difficili, ma aiuta gli studenti a sviluppare competenze chiave come il pensiero critico, la capacità di analizzare problemi e il confronto tra fenomeni.

La capacità di trasformare numeri in storie visive è stata illustrata come un ponte tra materie apparentemente distanti, come la matematica e l’arte, mostrando come queste competenze possano essere utilizzate per creare collegamenti interdisciplinari significativi. In un contesto scolastico, l’uso efficace dei dati può, ad esempio, aiutare gli studenti a comprendere l’impatto del cambiamento climatico attraverso mappe, grafici e visualizzazioni che combinano informazioni scientifiche e narrative visive.

L’attenzione non si è fermata solo sull’analisi: i partecipanti sono stati invitati a riflettere anche sul significato dei dati in un’ottica sociale ed educativa, ponendosi domande fondamentali come: “Che messaggio vogliamo comunicare con questi dati?”, “A chi ci rivolgiamo?” e “Come possiamo stimolare la curiosità e l’empatia attraverso le visualizzazioni?”. Questa consapevolezza ha permesso di comprendere come i dati possano essere utilizzati non solo per trasmettere informazioni, ma anche per creare connessioni umane più profonde, promuovendo un apprendimento trasformativo e inclusivo.

L’idea centrale emersa è che i dati, se trattati in modo creativo e strategico, non sono solo strumenti tecnici, ma veri e propri narratori che arricchiscono la didattica, rendendola più stimolante e vicina al mondo degli studenti.

Esempi ispirazionali di Data Art

Durante il laboratorio, sono stati presentati esempi emblematici di Data Art e visualizzazione dei dati, tra cui:

Planet Earth

Planet earth

Federica Fragapane, rinomata information designer, ha realizzato per National Geographic Kids un lavoro che utilizza il design delle informazioni per rappresentare in modo visivamente accattivante dati complessi legati al nostro pianeta, rendendoli accessibili e comprensibili anche ai più giovani. Attraverso grafici, mappe e visualizzazioni creative, il progetto trasforma dati scientifici in storie visive coinvolgenti, stimolando la curiosità e il senso di meraviglia per la Terra e le sue dinamiche.

Dear Data

Dear Data

Un progetto creato da Giorgia Lupi e Stefanie Posavec, due information designer. Il progetto esplora la dimensione personale dei dati attraverso uno scambio settimanale di cartoline illustrate a mano, ognuna rappresentante un aspetto della vita quotidiana delle autrici, come emozioni, abitudini o interazioni sociali. Utilizzando un linguaggio visivo unico, Dear Data trasforma informazioni ordinarie in opere d’arte, dimostrando il potere narrativo dei dati e il loro potenziale per creare connessioni emotive.

Iran Protest

Iran Protest

Realizzato sempre da Federica Fragapane, un progetto che utilizza la visualizzazione dati per documentare l’impatto delle proteste in Iran a seguito dell’uccisione di Mahsa Amini. Attraverso rappresentazioni grafiche chiare ed emotive, il progetto fornisce aggiornamenti periodici sul numero di vittime, offrendo una lettura visiva e accessibile di una realtà complessa e drammatica. Iran Protest dimostra come i dati possano essere utilizzati per sensibilizzare l’opinione pubblica e mantenere viva l’attenzione su questioni di giustizia e diritti umani.

Self Portrait

Self-portrait

Un progetto di Thabata Romanowski, specialista in data visualization, che utilizza i dati personali per creare un autoritratto visivo unico. Attraverso grafici e rappresentazioni creative, il progetto esplora aspetti della sua vita quotidiana, come abitudini, emozioni e interazioni, trasformandoli in un’opera d’arte che combina analisi e introspezione. Self-Portrait mostra il potenziale dei dati per raccontare storie personali, intrecciando scienza e creatività in un linguaggio visivo emozionale.

In the end, all data visualization ends up with a conversation – Giorgia Lupi

Bruises Bruises Mobile

Bruises – The Data We Don’t See

Particolare spazio è stato dato al progetto “Bruises: The Data We Don’t See”, un progetto collaborativo tra l’information designer Giorgia Lupi e la musicista e compositrice Kaki King. L’iniziativa è nata dall’esperienza personale di King, la cui figlia di tre anni è stata diagnosticata con la Trombocitopenia Immune Primaria (ITP), una malattia autoimmune che provoca una drastica riduzione delle piastrine nel sangue, causando lividi spontanei e altre complicazioni.

Con l’obiettivo di andare oltre i dati clinici tradizionali, che spesso non riescono a catturare l’impatto emotivo e umano della malattia, Lupi e King hanno sviluppato una rappresentazione artistica che combina visualizzazioni di dati e musica. Hanno raccolto dati quotidiani sulle condizioni di salute della bambina, sulle emozioni della famiglia e sulle dinamiche quotidiane, trasformandoli in visualizzazioni grafiche dettagliate e in composizioni musicali. Questo approccio ha permesso di comunicare in modo più completo e sensibile l’esperienza vissuta, evidenziando aspetti spesso trascurati nelle sole cartelle cliniche.

Il progetto è stato presentato in diverse sedi, tra cui il Museum of the City of New York, dove la Lupi ha presentato e discusso del concetto di “data humanism” e del suo approccio alla visualizzazione dei dati. Inoltre, una performance intitolata “Bruises: The Data We Don’t See” è stata condivisa su piattaforme come YouTube, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva che unisce arte visiva e sonora.

Attraverso “Bruises”, Lupi e King dimostrano come i dati possano essere utilizzati non solo per analisi quantitative, ma anche per raccontare storie personali e profonde, creando una connessione empatica tra l’informazione e il pubblico.

Tutti questi esempi hanno dimostrato come il design delle informazioni possa essere utilizzato non solo per semplificare fenomeni complessi, ma anche per evocare emozioni e creare connessioni più profonde con gli studenti.

Esperienze pratiche e strumenti innovativi

Il cuore del laboratorio è stato l’approccio pratico: i partecipanti hanno avuto l’opportunità di “sporcarsi le mani” lavorando con strumenti e metodologie all’avanguardia. Tra le attività principali:

1. Preparazione e organizzazione dei dati

I partecipanti hanno esplorato dataset reali, come quelli relativi ai comuni montani, imparando a creare e organizzare informazioni utilizzando fogli di calcolo come Google Sheets o Excel.

2. Progettazione di visualizzazioni

Utilizzando strumenti come RawGraphs e DataViz Project, i docenti hanno progettato rappresentazioni visive che raccontano storie significative, confrontando fenomeni e rendendo più accessibili i dati.

3. Creazione di schede didattiche

È stata lanciata una sfida: ideare una scheda didattica che integri i dati come strumento di apprendimento. I progetti, da consegnare entro il 20 dicembre 2024, prevedono la descrizione di attività che uniscano diversi ambiti disciplinari, come matematica, scienze, arte e educazione civica.

Un percorso verso la creatività e l’innovazione educativa

Grazie al supporto dei nostri formatori, il laboratorio ha ispirato i partecipanti a utilizzare i dati non solo per spiegare concetti complessi, ma anche per stimolare l’immaginazione e la curiosità degli studenti. Alcuni casi concreti hanno evidenziato come le visualizzazioni possano essere utilizzate per affrontare temi di attualità, come il cambiamento climatico o le disuguaglianze sociali, rendendo queste tematiche più vicine e comprensibili.

Con “Mountain of Data Art”, Onde Alte si pone l’obiettivo di trasformare i dati in una risorsa educativa potente, promuovendo la collaborazione interdisciplinare e un approccio alla didattica che sia al tempo stesso creativo e rigoroso. L’iniziativa rappresenta un ulteriore passo verso un’educazione che valorizza il pensiero critico, l’innovazione e il coinvolgimento attivo di studenti e insegnanti.

Il lavoro artistico e le immagini dei casi citati sono di proprietà dei rispettivi autori.
Fonti delle immagini utilizzate in questa pagina:

– Planet earth: Behance di Federica Fragapane
– Dear Data: sito web di Giorgia Lupi – giorgialupi.com
– Iran Protest: Canale Instagram di Federica Fragapane
– Self Portrait: articolo di Thabata Romanowski su nightingale.com
– Bruises: sito web di Giorgia Lupi – giorgialupi.com

Invitalia Debate League

In dicembre 2024 si è conclusa l’edizione pilota di Saper(e)Consumare Debate League, un percorso che ha coinvolto studenti e studentesse delle scuole secondarie nell’approfondimento del pensiero critico e del dibattito strutturato, a cui abbiamo avuto il piacere di partecipare come partner tecnico esperto di didattica innovativa. 

La Saper(e)Consumare Debate League si inserisce nel più ampio contesto di Saper(e)Consumare, un’iniziativa del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), gestita con il supporto di Invitalia, attiva dal 2021. Questo progetto mira a supportare docenti e studenti nell’acquisizione di competenze legate al consumo consapevole e responsabile, attraverso risorse educative accessibili sulla piattaforma sapereconsumare.it.

Per ampliare ulteriormente l’impatto del progetto, il 2024 ha visto nascere l’idea di un torneo di debate sui temi del Consumo responsabile per avvicinare i più giovani ad un approccio informato e critico ad alcune delle tematiche che più influenzano la nostra epoca.

Il debate è una metodologia didattica innovativa in cui i partecipanti, divisi in delegazioni, si confrontano in modo strutturato e rispettoso, seguendo modalità e regole di dialogo specifiche e sostenendo una tesi a favore o contraria a uno statement (un’affermazione proposta dagli organizzatori). Esistono molte interessanti esperienze, sia a livello nazionale che internazionale, di leghe di debate che negli ultimi anni hanno coinvolto scuole di diversi gradi e hanno consentito ai partecipanti di esplorare tematiche di grande importanza e ragionare sulle cause, le conseguenze, le possibili implicazioni ed evoluzioni di questi temi per la vita delle comunità e per il nostro Pianeta, acquisendo conoscenze e allenando competenze trasversali fondamentali.

Un esercizio di apprendimento e confronto

L’edizione pilota della Saper(e)Consumare Debate League ha rappresentato un’esperienza di grande valore non solo per il momento dei debate, ma per l’intero processo che ha accompagnato le delegazioni fino alla sfida vera e propria. In una fase iniziale, infatti, abbiamo elaborato materiali che mettessero i partecipanti nelle condizioni di esplorare in modo approfondito e analitico le quattro tematiche alla base dell’iniziativa e le caratteristiche del format: Educazione digitale, Educazione finanziaria, Consumo sostenibile e Diritti dei consumatori.

Attraverso documenti di brief, linee guida e una community digitale in cui restare aggiornati e scambiarsi informazioni, i partecipanti hanno approfondito dati, scenari ed esempi pratici, preparandosi a dibattiti complessi con spirito critico.

La nostra scelta, insieme ai partner di progetto, è stata di dedicare una grande attenzione a questa fase preparatoria del torneo.

Siamo convinti che solo attraverso una fase di scoperta profonda e di confronto aperto si possa arrivare a ragionare in modo attento e consapevole.

Fondamentale è stato il ruolo dei docenti referenti, che hanno accompagnato gli studenti e le studentesse nella preparazione, stimolando lo studio e il dialogo sui molteplici punti di vista da cui si può considerare un argomento.

Una sfida a suon di ragionamenti

Dal 13 al 21 novembre, la prima fase del torneo, che si è svolta online, ha visto sfidarsi 128 studenti e studentesse, provenienti da 32 scuole secondarie di primo e secondo grado di tutto il territorio nazionale, che all’interno delle rispettive leghe hanno sostenuto le posizioni assegnate su affermazioni quali: “Il tempo di utilizzo degli smartphone dovrebbe essere limitato”, “Gli acquisti in negozio sono da preferire rispetto a quelli online” e “La produzione sostenibile mette a rischio la crescita economica”.

Il risultato sono stati 16 debate di alto livello, in cui le delegazioni – di fronte ad una giuria composta da esperti ed esperte delle tematiche, provenienti da istituzioni partner dell’iniziativa – hanno dimostrato di padroneggiare e di saper analizzare in modo critico tematiche di grande attualità e di estrema importanza per esercitare il proprio ruolo di cittadini consapevoli e responsabili.

Non solo hanno esposto argomenti, dati, evidenze, esempi in grado di sostenere la propria tesi, ma tutte le delegazioni – in una maratona di debate serratissimi – hanno saputo collaborare all’interno del proprio gruppo, organizzare discorsi e argomentazioni in tempi rapidissimi e sostenersi a vicenda durante il dibattito, con grande spirito di squadra.

Al termine di questa intensa fase online, solo le quattro delegazioni che hanno dimostrato le migliori capacità argomentative, di confutazione, di efficacia comunicativa e di collaborazione sono arrivate in finale: l’I.C. Tasso di Salerno e l’I.C. Cifarelli-Santarella di Corato (BA) per la Lega delle scuole secondarie di primo grado e il Liceo Cavour di Torino e l’I.T.T. Majorana di Milazzo (ME) per la Lega delle scuole secondarie di secondo grado.

Per questo evento finale, le delegazioni si sono sfidate in presenza a Roma il 12 dicembre, nella cornice d’eccezione della Sala del Parlamentino del MIMIT. Anche in questa occasione gli studenti e le studentesse hanno dato vita a due dibattiti di grande livello e intensità sul tema dei Diritti dei consumatori, confrontandosi su argomenti quali libertà di scelta, pratiche di acquisto online e offline, ruolo delle recensioni, consapevolezza nell’acquisto ed esperienza di acquisto. Non senza difficoltà, la giuria ha infine decretato i vincitori di questa edizione pilota della Saper(e)Consumare Debate League: l’I.C. Cifarelli-Santarella di Corato per la Lega di primo grado e il Liceo Cavour di Torino per la Lega di secondo grado.

Un percorso di cittadinanza responsabile

Il reale valore della Saper(e)Consumare Debate League, però, risiede nell’esperienza vissuta dai 128 studenti e studentesse e dai loro 32 docenti, che hanno dimostrato come il debate sia uno strumento potente per sviluppare competenze trasversali e sensibilità critica. In un percorso iniziato ben prima del 13 novembre, le delegazioni hanno saputo entrare a fondo nelle dinamiche di debate, creando uno spazio e un’occasione di sviluppo di competenze come la capacità di analisi, l’ascolto attivo, l’empatia, la capacità di comunicazione e di argomentazione, che sono indispensabili nella crescita personale e nella partecipazione alla vita sociale in qualità di cittadini attivi e responsabili.

Non è un caso che tra tutte le delegazioni ci sia stato un autentico fair play, con una grande attenzione e un rispetto reciproco ammirabile, segno distintivo di chi sa che è tanto importante esprimere la propria opinione quanto ascoltare quella altrui, in un dialogo costruttivo e consapevole, che ci piacerebbe vedere più spesso anche tra gli adulti.

Da parte nostra, attraverso le nostre attività continueremo a promuovere una cultura del pensiero critico e di cittadinanza consapevole tra giovani e adulti, perché i partecipanti di questo percorso hanno confermato – ancora una volta – la certezza che abbiamo maturato in questi anni di incontri, attività e laboratori: affrontare tematiche importanti, non è un “lavoro da adulti”. Per pensare il futuro di tutti, dobbiamo valorizzare la capacità delle ragazze e dei ragazzi di leggere il mondo con occhi attenti e uno sguardo nuovo.